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Trasferta in Abruzzo>>>

Un viaggio a Chivasso>>>

La caserma Nino Bixio a Casale Monferrato>>>

Quel viaggio in Valle>>>

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FRA STORIA E RICORDI a cura di Testi Tiziano.

24 giugno 1973. Caserma Cavour, corso Brunelleschi, 112 – Torino.

Gruppi di ragazzi varcano in borghese la soglia del passo carraio. In mano una valigia e dall’altra la lettera di chiamata. Pieni di speranza per uno dei 155 posti (80 Macchinisti e 55 Capi Treno) messi a disposizione dal Battaglione Genio Ferrovieri.
Tre giorni di prove e poi la firma, 1 luglio 1973.
Già quella firma, che tanto sembrava importante, un traguardo raggiunto, davanti a quell’ometto dai capelli a spazzola, il Comandante del 2° Batt. Esercizio Linee Ferroviarie Ten. Col. Ettore Miglia, che bastava avere i capelli come lui e tutto si risolveva.
Messi via i vestiti borghesi si parte con il treno a vapore per Casale Monferrato per fare il CAR. Dopo 45 giorni si ritorna a Torino per il corso V.A.A.M. (Volontario Allievo Aiuto Macchinista) e V.A.C.T. (Volontario Allievo Capo Treno).
I nostri istruttori: Capo Deposito Sig. Mendolicchio, Sig. Vernero e il maresciallo Vedovato.
Tra scuola e guardie passano i sei mesi di corso. Tutti promossi!
Si fa le valigie per andare a Chivasso dove c’è il Deposito Locomotive del Battaglione Genio Ferrovieri e la mitica caserma Giordana.
Chivasso, un paese vissuto, almeno per i futuri macchinisti, come un incubo in quell’anno passato alla scuola da Aiuto Macchinisti. La paura dei “nonni”, e perché no delle tante, ma tante flessioni o “pompate”.
E non ultima anche un bel po’ d’invidia per i capotreno, che non dovevano subire quell’onta umiliante! (Dovuta al fatto che loro non avevano i "nonni" in caserma).
Ricordo l’arrivo da Aiuto Macchinista a Chivasso nel cortile della Caserma Giordana: in cinque metri quadri ci stavamo dentro tutti, (85 persone), e in alto sulla balconata i “nonni” guardavano giù, quasi a scegliersi il pollo da spennare! Poi in realtà tutto sbollì, tante furono le risate, pensando a quegli scherzi tanto stupidi quanto inutili, ma che in ogni modo rientravano nella consuetudine militare, con buona pace di qualche ufficiale, che sarebbe dovuto intervenire in quelle rare volte in cui lo scherzo debordava in pura cattiveria.
Ricordo una sera di essere andato in pizzeria almeno una quindicina di volte, a comprare le pizze ai “nonni”, una alla volta; loro si divertivano, ma intanto io non “pompavo”!
Durante tutti i rientri in camerata vedevo la stessa scena: Salustri giù a far flessioni sempre più acrobatiche, il povero Zaglio a fare il cucù, e qualcun’altro che recitava a memoria le stazioni della Valle. E c’era da star sicuri che una volta imparate in un senso, poi si sbagliavano nell’altro, con relative conseguenze ginnico-sportive.
Una volta giunti al deposito locomotive si incontrava (malvolentieri allora, oggi sarebbe uno spasso), la straordinaria figura del titolare: Il M.M.A. Amedeo Folliero. Originario (pare) del salernitano, da noi personale di macchina, denominato il Boss!!!
Che attore! Un vero protagonista della celebre "Sceneggiata napoletana".
Negli ultimi tempi, (noi ormai prossimi al congedo, e lui - forse vittima di una feroce presunzione), faceva dei “cazziatoni”, che erano tanto teatrali quanto melodrammatici.

Naturalmente l’innata gestualità, unite ad una mimica facciale unica facevano il resto. Avesse saputo che mentre “cazziava”, all’esterno del suo ufficio, - e ben nascosti, - c’erano quanti di noi avevano la fortuna di godersi le sue performances, forse si sarebbe affacciato a raccogliere gli applausi, da vero capocomico.
Quel suo iniziare quasi in sordina, per poi passare a toni arditi ed infuocati, le sue frasi migliori sempre ripetute e sempre uguali, (... “Mè, mè, mè diche ie”....; “hai volate Montanare”...; hai controllate Eduard”... (personalissima interpretazione del regolatore Woodward, e bestia nera delle sue conoscenze tecniche, n.d.r.); e poi quel battere con inaudita violenza le mani sulla scrivania; quell’alzarsi in piedi di scatto quasi ad intimorire l’antagonista, hanno lasciato un segno indelebile, tale che ancora oggi molti, imitandolo, dichiarano inconsapevolmente la propria matrice ferroviaria.
In ogni modo, dopo tanto tempo, possiamo anche pensare che per entrare in Ferrovia forse non era necessario passare dalla (sudata) porta del Genio, anche se l’impronta che abbiamo là maturata ha certamente giovato nell’esercizio della professione.
Questo ovviamente non sminuisce la grande opportunità che abbiamo avuto di conoscerci. E se ora siamo qui è certamente merito anche del Genio Ferrovieri.
Peccato che ora questa specialità militare si sia per così dire scomposta. Era un modo direi saggio di interpretare la vita militare, con un posto di lavoro garantito, basato su una preparazione di primario livello, da cui traevano giovamento - in primo luogo - le Ferrovie dello Stato.

Geniere V.A.A.M. Testi Tiziano
2° Compagnia Esercizio
3° Plotone: Quello del Col. Rimondi, la Marietta, Zabelli, Tinelli (Grande chitarrista:Toccata e fuga; Aria sulla quarta corda), e del povero Zali (Zaglio) (Fìa....te,....oooh ma che do balì, ....... me vo' in so la vapuretta, cusa me ne frega del trolley... va ciapàl in del........Mendolicchio,.... cancher..!!!!! - sa, n'dom a beèr en gus,...va là!).

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